Diario Creativo meets Alessia Devitini e Nadia Righi del Museo Diocesano CategoriesStorie a colori

Diario Creativo meets Alessia Devitini e Nadia Righi del Museo Diocesano

Abbiamo incontrato Alessia Devitini  – conservatore Museo Diocesano e co-curatrice della mostra Il Presepe di Carta di Francesco Londonio (1723-1783), al Museo Diocesano fino al 6 febbraio 2022 –  e Nadia Righi  –  co-curatrice della mostra e direttrice del Museo Diocesano) – per saperne di più sulla mostra di cui GIOTTO è Colore Ufficiale (ne abbiamo parlato qui). Ecco le loro risposte che ci accompagnano alla scoperta di questa affascinante opera, della sua storia e del suo autore.

Qual è l’origine dell’opera “Il Presepe del Gernetto”?
Il presepe, nuova acquisizione del Museo Diocesano, è stato realizzato da Francesco Londonio (1723 -1783) fra il settimo e l’ottavo decennio del XVII secolo per la villa Gernetto a Lesmo, in Brianza, su commissione del conte Giacomo Mellerio. Nella villa, Mellerio era solito trascorrere periodi di villeggiatura e lo stesso Londonio era stato suo ospite: proprio da questo stretto rapporto di stima ed amicizia nasce l’importante commissione del presepe.

L’opera come è arrivata al Museo Diocesano?
Il presepe è giunto al Museo Diocesano attraverso un iter collezionistico facilmente ricostruibile: dai Mellerio passa ai Cavazzi della Somaglia per via di Giacomo junior (1777-1847) che, morendo senza eredi, lascia il suo patrimonio all’omonimo pronipote Cavazzi della Somaglia. Il presepe resta di proprietà di questa famiglia fino al 2017, quando, Anna Maria Bagatti Valsecchi li ha acquistati e li ha generosamente donati al Museo Diocesano.

Quali le sue peculiarità?
Si tratta un’opera fragile e delicata: è composta infatti da circa 60 sagome di cartone dipinte, vere e proprie quinte o personaggi singoli, come pastori contadini o i re Magi, dipinte a tempera, con raffinate lumeggiature in biacca. Le figure venivano allestite in occasione del Natale nei saloni della villa del Gernetto. Gli studi avviati in occasione dell’acquisizione dell’opera inducono ad ipotizzare che le figure del “presepe del Gernetto” appartenessero in realtà a tre “presepi di carta”, probabilmente acquisiti in momenti diversi dagli antichi proprietari, ma riconducibili allo stesso ambito storico artistico.

Quale il suo valore storico-artistico?
Il presepe “del Gernetto” si inserisce nella tipologia dei presepi di carta che si diffonde a partire dal XVII secolo, con figure dipinte e tempera o a olio, su carta o su supporti in legno, con sagome bidimensionali che però, una volta allestite, acquistano una vera e propria teatralità e una loro “tridimensionalità”. Tra i maggiori artefici e promotori di questa tradizione è appunto Francesco Londonio e del pittore lombardo troviamo infatti in queste figure la vena artistica più sincera ed autentica.

Come si inserisce Londonio nel panorama artistico del ‘700 milanese?
Discendente di una nobile famiglia spagnola, Londonio è un pittore di spicco nel panorama della pittura lombarda del Settecento. Nato a Milano nel 1723, fin dagli esordi indirizza la sua produzione verso la pittura pastorale, riscuotendo enorme successo da parte della committenza lombarda colta e progressista. Sarà solo dopo un viaggio in Italia centrale e meridionale, negli anni sessanta del Settecento, che il pittore inizia la sua attività presepiale, fra cui spicca anche quello, di dimensioni monumentali, della chiesa di San Marco a Milano.

Il mondo di Londonio, composto di pastori e contadini immersi in una natura serena e pacata, appare quasi sospeso in una nostalgica rievocazione dell’Arcadia, come emerge anche nel presepe del “Gernetto”.

Alessia Devitini, conservatore Museo Diocesano, co – curatrice con Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano, dell’esposizione Il presepe di carta di Francesco Londonio (1723-1783)

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