Giovanni Renzi e le matite, storia due. CategoriesEducazione creativa

Giovanni Renzi e le matite, storia due.

Giovanni Renzi ha scritto il primo libro sulla storia delle matite italiane. Nel documentarsi ha trovato tante storie curiose e interessanti legate alle matite. In questo periodo ne scrive una al giorno per aiutare a far passare anche solo pochi minuti della nostra quarantena involontaria.
Ci mostra persone e matite in ogni parte del globo.
In questo articolo racconta la storia del radiotelegrafista Giuseppe Biagi, della sua disavventura al Polo Nord e di come la grafite di qualche matita gli ha salvato la vita.

“Una matita al giorno”

Da oggi e per tutto il periodo che saremo in quarantena scriverò un post al giorno sperando di farvi passare qualche minuto con curiosità e leggerezza leggendo storie legate alle matite.
Oggi prendiamo spunto da quello che succede a Medicina nel bolognese, uno dei comuni più colpiti dal Coronavirus, per parlare di una persona che nacque in quel comune alla fine
dell'Ottocento.

La Biagina

Come si può usare una matita quando sei al Polo Nord con temperature così basse che non riesci neanche a muovere una mano, figuriamoci tenere in mano una matita?
E poi, anche se riuscissi a stringere quella bacchetta di legno e grafite tra le dita e a scrivere qualcosa, chi mai potrebbe trovare il tuo scritto ora che sei perso sul Pack e che nessuno sa dove ti trovi o se sei ancora vivo?
Questo deve aver pensato Giuseppe Biagi, nato a Medicina nel bolognese il 2 febbraio 1897, marconista detto “Baciccia”. Quando? Poco dopo lo schianto del dirigibile ITALIA sul Pack del Polo Nord.
Non ci voleva l’ordine di Nobile di controllare quel che rimaneva delle radio di bordo dopo lo schianto al suolo. Lui, il Baciccia, ci aveva già pensato.
La cassetta del trasmettitore di riserva, modello Ondina 33, consigliato a Nobile da Guglielmo Marconi in persona, risulta gravemente danneggiata. Non funziona più.
Biagi ci pensa su. Forse, più che per scrivere un messaggio da lasciare ai posteri, quelle matite che si trova in tasca possono essere utili in un’altra maniera.
Le matite a sua disposizione sono di origine italiana. FILA o Presbitero. Le forniture alla pubblica amministrazione e all’esercito sono da anni fornite solo da fabbriche italiane. Così è stabilito dal Governo Italiano per decreto l’anno precedente alla spedizione.

La grafite all’interno delle assicelle di legno proviene dall’area della Val Chisone o del Savonese.
La radio è danneggiata ma il radiotelegrafista Biagi non si perde d’animo. Utilizzando la grafite di una o più matite si ingegna ad aggiustare l’apparecchio. Ora l’Ondina riceve ma riuscirà a trasmettere?
Il salvataggio dei superstiti fu reso possibile perché Biagi riuscì a far giungere i segnali di soccorso a un radioamatore russo in Siberia. E' Nicolaj Schmidt, un giovane radioamatore russo distante duemila chilometri dal luogo in cui si trovano Biagi e gli altri sopravvissuti che capta uno spezzone del messaggio di Biagi. E' l'inizio della salvezza.
La capacità del radiotelegrafista e la grafite di quelle matite fu determinante e indispensabile. Molto meglio di un messaggio scritto, infilato in una bottiglia e lasciato alle onde dell’oceano o per sempre nel ghiaccio del Polo Nord.
Biagi fu fatto prigioniero nella Somalia Italiana, anni dopo la sua disavventura sul Pack, come comandante della stazione radiotelegrafica di Mogadiscio; fu in seguito internato in un campo di prigionia in India. Tornò in Italia dopo la fine della guerra.
Ma non fu l’unico ad utilizzare le matite in una maniera “alternativa” Anche alcuni ufficiali italiani internati in Europa, nel campo di Sandbostel, nella Germania nord-occidentale, si ingegnarono a costruire un apparecchio radio ricevente, in onde medie, con materiali di fortuna tra cui la grafite di alcune matite utilizzata come resistenza.
La radio che costruirono fu chiamata “Radio Caterina” e fu la speranza di migliaia di prigionieri.
Una spinta a resistere alla prigionia e all’orrore.
Furono il capitano Aldo Angiolillo e il sottotenente Oliviero Olivero che riuscirono a ricevere le notizie all’interno del campo di concentramento emesse da Radio Londra, Berlino, Parigi, Busto Arsizio, e Bari che annunciavano l'approssimarsi della liberazione.
Insomma le matite danno speranza in vari modi.

Giovanni Renzi
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