Giovanni Renzi e le matite, storia sette. CategoriesEducazione creativa

Giovanni Renzi e le matite, storia sette.

Giovanni Renzi, architetto, storico e autore di “Matite, storia e pubblicità”, ci guida alla scoperta di una delle sue più grandi passioni: le matite. Con una storia al giorno, dedicata a questi indispensabili strumenti, ci mostra tutto il loro fascino. Questo racconto ha come protagoniste tre donne che, per lasciare il proprio segno in una società maschilista, fanno affidamento sul proprio ingegno e sulle proprie matite.

“Una matita al giorno” – Matite emancipate. Storie di donne: Lise Meitner, Ida Sello

Cosa unisce una giovane nata a Vienna alla fine dell’Ottocento ed un’altra ad Udine pochi anni più tardi? Una grande voglia di fare in un mondo esclusivamente maschile, il non voler rimanere relegata in un angolo come un oggetto o come un essere inferiore. La voglia di parità e anche l’uso delle matite. Lise Meitner nasce a Vienna nel 1878. Brillante studentessa già da bambina, può studiare solo privatamente perché a quel tempo nella capitale austriaca l’accesso all’università è precluso alle donne.
Non è un caso che le uniche donne a studiare siano di origine ebraica. Come Sabina Spielrein, una delle prime psicoanaliste donna o Dora Kalmus la prima donna ad essere ammessa al circolo fotografico di Vienna. Tutte e tre, come Lise, ebree e obbligate a studiare o in Svizzera o all’interno delle mura di casa.
Lise Mietner nel 1906 è la seconda donna ad ottenere il dottorato in fisica che le permette di iniziare a collaborare con Max Planck e, soprattutto, Otto Hahn all’Università di Berlino. Anche qui le donne sono ostacolate e la Meitner dovrà aspettare il 1913 per vedersi riconosciuto uno stipendio. Prima, essendo donna, veniva considerata solo come un ospite! In quel periodo lavora come assistente di Hahn alla ricerca di isotopi di vari elementi radioattivi, scoprendo tra l’altro il protoattinio.
Lise abbandona il mondo tedesco e si rifugia in Svezia lavorando per il centro di ricerche Nobel. Nell’inverno del 1938 Otto Frisch, giovane fisico nucleare, racconta che , mentre passeggiavano sulla neve nei boschi della Svezia meridionale, Lise Meitner si arrestò all’improvviso, si sedette su un tronco caduto a terra, estrasse la matita e calcolò l’energia liberata dalla fissione del nucleo di uranio bombardato da neutroni. Un fatto che ricorda il racconto di Majorana che abbiamo visto qualche giorno fa.

Lise Meitner ha un triste record. Il suo nome venne proposto per 48 volte (29 per la fisica e 19 per la chimica) in 25 anni diversi senza mai vedersi poi assegnato il premio Nobel.
Anche Ida Sello ha un percorso scolastico non canonico. Lei nasce a Udine nel 1890. E’ la settima di otto fratelli e come donna non ha diritto allo studio superiore che viene invece concesso ai fratelli maschi. In più nei suoi anni scolastici c’è anche Caporetto!
La famiglia Sello a Udine è famosa per il mobilificio che aveva aperto il padre Giovanni nel 1868 e che aveva partecipato alle Esposizioni Universali di Parigi e di Vienna. Essendo l’unica figlia, l’altra è scomparsa a soli tre anni, la famiglia non alimenta gli studi di Ida, e per Ida non c’è spazio all’interno dell’azienda di famiglia dove invece tutti i maschi hanno un ruolo ben preciso. Ma una volta morto il padre, nel 1909, Ida non ha più ostacoli alla sua emancipazione. Torna agli studi e diventa maestra.
Nel 1924 a seguito di un viaggio in Germania con il fratello Angelo decide di aprire una cartoleria nella casa di famiglia in via Portanuova sotto al Castello di Udine.

Il negozio, che non ha vetrine o insegne, è specializzato in materiali didattici per gli asili infantili, per le scuole materne, per i giardini d’infanzia e case dei bambini.
Con i suoi contatti con la Germania, la Francia e l’Austria costruisce un’offerta unica che in poco tempo ha una grande fama in tutte le attività scolastiche delle Tre Venezie. Collabora attivamente con la direzione di Udine dell’ONAIRC (Opera Nazionale di Assistenza all’Infanzia delle Regioni di Confine) che doveva promuovere l’educazione della prima infanzia nelle scuole materne delle “terre redente”.
I giochi e la qualità degli oggetti che Ida porta dalla Germania sono decisamente di un altro livello rispetto a quello che si può normalmente trovare in Italia. Le “cromolitografie” tedesche, ad esempio, sono delle vere opere d’arte.
Anche all’estero in realtà non sono molte le donne che conducono da sole un’attività imprenditoriale così le lettere che giungono dalla Germania sono sempre per “Herr Sello” e non per “Frau Sello”.
Chiaramente Ida ha anche tutta la cancelleria italiana che era possibile avere in quel periodo. Nella produzione italiana le matite Pinocchio della società Fim di Torino, le matite della Pangrazzi di Milano, quelle della FILA di Firenze e le Presbitero sempre di Milano. E dopo la guerra anche le produzioni che provengono dall’estero.

Nella sua famiglia però ci deve essere qualche gene che spinge a informarsi, a classificare e a catalogare le proprie attività. Il fratello ad esempio ha raccolto le riviste di arredamento di tutta Europa pubblicate dalla fine dell’Ottocento. Così dopo qualche anno dalla morte di Ida, avvenuta nel 1971, sua nipote Maria Sello incomincia a guardare il magazzino che Ida ha lasciato. Ma non è più un magazzino, è un museo. Ida ha tenuto un esemplare di ogni gioco didattico, il catalogo e la fattura relativa. Sono presenti anche le fatture della cancelleria e degli acquisti delle matite.
Da anni chiunque vuole fare una pubblicazione su giochi, matite o materiale didattico trova un tesoro gelosamente custodito ma sempre a disposizione per chi vuole pubblicare o fare una mostra. Così ho fatto anch’io per il mio ultimo libro. Grazie a Ida… e a Maria.

Giovanni Renzi
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