Istituto degli Innocenti per Diario Creativo – RITROVARSI AL MUSEO CategoriesPensiero creativo

Istituto degli Innocenti per Diario Creativo – RITROVARSI AL MUSEO

Suggestioni e visioni per la fruizione museale da parte di bambini e ragazzi
Arabella Natalini
Direttrice Museo degli Innocenti di Firenze

L’Istituto degli Innocenti – che comprende anche il Museo degli Innocenti – è una delle più antiche istituzioni italiane dedicate alla tutela dell’infanzia. Dal 5 febbraio 1445, giorno in cui venne accolta la piccola Agata Smeralda, l’Istituto opera ininterrottamente in favore dei bambini e delle famiglie associando all’accoglienza l’attenzione all’arte, nella convinzione, oggi come ieri, che la bellezza sia fondamentale nella vita di ciascuno di noi. Da anni FILA sostiene le attività culturali dell’Istituto e le attività educative proposte a bambini, scuole e famiglie all’interno della Bottega dei Ragazzi.

Quello che segue è il primo di tre contenuti speciali che l’Istituto ha realizzato in esclusiva per Diario Creativo per condividere spunti, suggestioni e visioni sul ruolo dell’educazione, della tutela e della crescita (anche creativa) di bambini e ragazzi.

Cosa sono i musei?
Alla domanda: “che cosa sono i musei”? sentiamo spesso ricordarci che la parola “museo” deriva dal greco antico mouseion, ovvero il “luogo sacro alle Muse”. Possiamo allora pensare al museo come alla “Casa delle Muse”, le nove figlie di Zeus protettrici delle arti e delle scienze. Un luogo, quindi, consacrato alle arti, progettato e costruito per accoglierle e custodirle e, allo stesso tempo, farle conoscere e apprezzare al “pubblico”.

Quando diciamo “pubblico”, però, bisogna pensare che all’inizio ci si riferiva a un gruppo molto ristretto di persone (uomini illustri, studiosi e intellettuali…), ma poi, fortunatamente, questo gruppo si è allargato moltissimo. Oggi i musei vogliono essere sempre più inclusivi, ovvero accogliere persone diverse fra loro, per provenienza ed età: cittadini e turisti, anziani, adulti, giovani e bambini. Negli ultimi anni, si è lavorato molto per abbattere tutte le barriere, sia quelle fisiche che culturali, per costruire “musei aperti”, per trasformare e aprire queste “case” ai visitatori, rendendole sempre più le case di ognuno di noi. E questa è un’apertura davvero importante.

La maggior parte dei musei nasce da collezioni che sono state create nel tempo, a partire da uno o più persone amanti dell’arte che, per un motivo o per un altro, hanno voluto raccoglierle. Alcuni di quei grandi collezionisti, più tardi (molti a partire dal XVII e XVIII secolo) hanno voluto condividerle anche con gli altri.

A seguire, gli architetti si sono dati un gran daffare per rendere questi edifici degni di ospitare alcune delle cose più belle realizzate in tutti i tempi, qualche volta costruendo delle vere e proprie regge, e i nuovi musei sono diventati sempre più grandi e imponenti, tant’è che per descriverli, negli ultimi anni, si è parlato addirittura di “cattedrali”.

Quali musei?
Oggi ci sono tanti tipi di museo, da quelli che ospitano le arti (antica, moderna o contemporanea, architettura, design, cinema…), a quelli dedicati alla scienza (storia naturale, medicina, zoologia, astronomia, fisica…), ma anche i musei di antropologia, di numismatica, di storia militare, i “musei dei bambini” e molti altri. Ognuno di essi è stato realizzato e allestito con l’intento di poter mostrare al meglio i tesori e le storie che raccoglie.

Per lo più, non sono quindi i luoghi per i quali questi tesori sono stati creati, e difatti c’è da tempo un grande dibattito se tale “cambiamento di casa” sia giusto o sbagliato. Ma non ne parleremo ora.

Il nostro museo, il Museo degli Innocenti, rappresenta però un caso molto particolare perché, attraverso manufatti e opere d’arte realizzati tra il XIII e il XVIII, racconta la storia di un antico Ospedale nato sei secoli fa per accogliere i bambini abbandonati.

Il museo è parte dell’Istituto degli Innocenti, l’antico “Ospedale” divenuto una grande istituzione che continua a occuparsi dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: un’istituzione che da sempre associa all’accoglienza l’attenzione all’arte, nella convinzione, oggi come ieri, che la bellezza sia fondamentale nella vita di ciascuno di noi.

Tutti noi andiamo al museo per vedere cose belle, o addirittura stra-ordinarie – nel senso di fuori dall’ordinario – che appagano il nostro sguardo e talvolta (non sempre) suscitano stupore e ammirazione.

Ma ci andiamo anche per conoscere, attraverso di esse, il nostro passato.

Viene ripetuto spesso che la conoscenza del passato è lo strumento indispensabile per comprendere il presente e costruire il futuro. Ripercorrere cosa è successo prima aiuta infatti a capire il mondo di oggi, come e perché siamo arrivati qui e, soprattutto, cosa possiamo fare per costruirci un presente e un futuro migliori.

Una raccolta di opere d’arte permette allora di guardare al passato attraverso una lente molto particolare: le opere non forniscono spiegazioni immediate però raccontano storie del loro tempo attraverso i modi straordinari in cui gli artisti, nel corso dei secoli, sono riusciti a rappresentarle. Rappresentano, mettono in forma potremmo dire, la loro epoca e, allo stesso tempo, esistono e vivono nel presente.

Le persone che lavorano nei musei – direttori e conservatori – le raccolgono, le curano (siano esse integre o frammentate), le espongono, cercano di darci indicazioni sul loro contesto. E dopo? Tocca a noi!

Il museo come luogo di incontro
Quando siamo in un museo come il nostro, vediamo molte cose che risalgono a secoli fa, ma il loro ordinamento, ovvero il modo in cui sono state scelte e presentate, è legato al momento particolare in cui queste sono state fatte, mentre il modo in cui le vediamo è necessariamente determinato dal tempo in cui viviamo noi, oggi.

Cosa vuol dire allora questa “sfasatura”, questa “compresenza temporale”? Innanzitutto, che il modo in cui guardiamo le cose oggi è un po’ differente da quello di chi le ha viste o realizzate tanto tempo fa.

Gli artisti hanno creato le opere – pensate e ideate per occasioni e luoghi diversi-, i musei le hanno poi raccolte e presentate, e noi, ora, le vediamo ogni volta in modo un poco diverso. Il nostro sguardo contemporaneo le interpreta e, grazie a questo incontro, le opere continuano a parlarci.

Cosa volevano fare gli artisti ce lo raccontano i libri, le guide, gli insegnanti, a volte anche i film.

Cosa hanno realizzato gli artisti ce lo raccontano, in modo diverso, le opere.

Cosa vediamo ora noi è il risultato del loro lavoro ma sempre attraverso il filtro del nostro sguardo e dei nostri pensieri.

A volte, però, non andiamo al museo solo per vedere e capire, ma anche per fare qualcosa di bello con gli altri, con la nostra famiglia, con gli amici, con i compagni di scuola.

Andare a visitare una collezione o una mostra con gli altri vuol dire potersi anche divertire, scambiare pensieri ed emozioni in presenza, ritrovarsi in modo diverso dal solito.

Il Museo allora non è solo la “Casa delle Muse” ma può diventare anche una “casa per tutti noi”, un luogo straordinario dove stare insieme, divertirci e capire un po’ di più il passato, ma anche il nostro presente!

Cosa vorremmo per il futuro dei nostri musei?
La prima risposta potrebbe essere: che si tornasse a uscire sempre di più, dalle case e dalle scuole, per andare a conoscere il nostro patrimonio.

Sarebbe bello se potessimo essere sempre più “di casa” al museo, o meglio, che i musei divenissero le nostre “seconde case”, ognuna diversa dall’altra, dove tornare spesso. Perché è quasi impossibile esplorarne i segreti di ciascuno in una volta sola,

Dobbiamo imparare bene la strada, tornare più volte nello stesso luogo per poterlo gustare a fondo e restare sintonizzati per scoprire cose sempre nuove.

L’offerta dei musei è infatti spesso arricchita ulteriormente da attività che ci invitano ad interagire in modo particolare e, sempre più spesso, da alcune iniziative rivolte ai più giovani.

Al Museo degli Innocenti, anche grazie a F.I.L.A., la Bottega dei Ragazzi con i suoi esperti, propone da anni tanti laboratori per “imparare facendo” secondo lo stile delle antiche botteghe rinascimentali. In un grande spazio interamente dedicato ai più piccoli, si può scoprire l’arte divertendosi e sperimentando cose stimolanti: a partire da quello che hanno fatto gli artisti prima di noi, si lavora ora su nuove creazioni con tanti bellissimi materiali perché la creatività dei bambini non si ferma!

Ma non è tutto. Tra le “cose sempre nuove” ci sono anche le mostre temporanee.

Tanti anni fa un giovanissimo vicino di casa è voluto venire a vistarne una con me, convinto che andassimo a vedere… la moglie di un mostro! Naturalmente, non era così.

Che cosa sono allora “le mostre”, e anche, brevemente: chi le fa, e perché?

I musei – i loro direttori o curatori – ideano un programma espositivo, cercano di pensare cioè a progetti che, singolarmente o nel loro insieme, abbiano senso, che siano concepiti e giusti proprio per i luoghi in cui vengono presentati: eventi che ci invitano a vedere cose che non abbiamo visto prima, oppure altre che conosciamo, ma accostate e mostrate in modo diverso, che possano contribuire a generare nuovi pensieri, curiosità e consapevolezza.

Certi che la consapevolezza, accompagnata dalla creatività e dalla bellezza, sia alla base di una vita migliore, questi nuovi pensieri non possono non intrecciarsi con quelli che riguardano il futuro, quello dei più giovani e quello di tutti noi: il futuro del nostro pianeta.

Da diversi anni (e più precisamente dal 2015) sentiamo parlare della Agenda 2030 e dei suoi “Sustainable Development Goals”, i diciassette obiettivi per uno sviluppo sostenibile che puntano ad “ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”. Nessuno di questo obiettivi parla esclusivamente dell’importante ruolo dei musei, ma il programma di azione globale include “espliciti richiami allo sviluppo a base culturale”. A partire da questi, si è insistito più volte sull’importanza del patrimonio culturale e si è sviluppata una riflessione sulla dimensione “generativa, valoriale e costruttrice di relazioni e comunità che le organizzazioni culturali offrono con le loro attività”.

Costruire una comunità di giovani individui consapevoli è dunque un obiettivo importante, che richiede anche il nostro contributo.

L’Istituto degli Innocenti, che da sei secoli si occupa di infanzia, continua ad accompagnare e tutelare i più piccoli attraverso le scuole per l’infanzia e l’ospitalità nelle case, diffondendo conoscenza sulla condizione di vita dei bambini e sostenendo il Governo nel promuovere le politiche per affermare i loro diritti attraverso un apposito il Centro di Documentazione, ma anche attraverso l’arte, con il suo museo e la Bottega dei Ragazzi.

Ai bambini e ai ragazzi vorremmo allora offrire un museo dove tornare più volte, dove ci si possa ritrovare insieme per scoprire l’arte, l’architettura e la storia del passato, ma anche dove trovare sempre più progetti e laboratori pensati per loro, che li riguardino, che parlino di loro, che li divertano e li facciano interagire in modo tutto loro, e, allo stesso tempo, coltivino la creatività, la curiosità e il rispetto verso il nostro pianeta.

Opportunità di scambio e crescita volti anche a creare “relazioni tra pari” per parlare e crescere insieme, relazioni importanti per costruire una comunità di giovani individui in grado di affrontare con consapevolezza, e con forza, il mondo in cui viviamo.

Magari, come hanno già fatto alcuni, ideando occasioni ed eventi dove si vieta l’accesso ai maggiorenni se non… accompagnati da minorenni!